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Country Reptrak® 2016: la Svezia è il paese più reputato al mondo

La nostra annuale analisi sulla reputazione dei Paesi del mondo – Country Reptrak® 2016 – stila una classifica che vede al primo posto la Svezia, seguita subito dopo da Canada e Svizzera. Giudizi questi ottenuti da un’indagine condotta nel primo trimestre su più di 50.000 consumatori dei paesi del G8.

Interessante notare come nella Top 10, 7 Paesi sono dell’Europa Occidentale, due dell’Oceania (Australia e Nuova Zelanda) e uno dal Nord America. L’Italia quest’anno guadagna nel ranking mondiale il 12esimo posto, subito dopo l’Olanda e l’Austria guadagnando ben 4 punti rispetto al 2015 con un paradosso però: la reputazione di cui gode all’estero (score pari a 71) è nettamente superiore a quella di cui gode in casa (score 57). L’intensificazione degli investimenti stranieri in Italia ne è una conferma, anche se il nostro paese ha la possibilità di crescere ulteriormente, a patto di una rinnovata attenzione ai suoi beni culturali e paesaggistici e di una conferma della stabilità politica e del percorso di riforme avviato.

Ma perché la reputazione di un Paese è così importante? Le nostre misurazioni ci dimostrano la forte correlazione tra ranking e impatto sull’economia del Paese. Come succede già per le aziende, le nazioni che godono di una buona reputazione attraggono maggiori investimenti esteri, accrescono le proprie esportazioni oltre ad accaparrarsi i migliori talenti del mercato, dando così un boost non indifferente alla propria economia. Aspetti da non sottovalutare, considerato lo scenario attuale!

Ecco le Top 10 secondo il Country RepTrak® 2016:

  1. Svezia
  2. Canada
  3. Svizzera
  4. Australia
  5. Norvegia
  6. Finlandia
  7. Nuova Zelanda
  8. Danimarca
  9. Irlanda
  10. Olanda

Per maggiori dettagli visitate https://www.reputationinstitute.com/research/Country-RepTrak.

 


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Ecco la classifica RepTrak® Italia 2016 delle 50 aziende più reputate

Reputation Institute, leader mondiale nei servizi di misurazione e consulenza sulla reputazione, presenta la Classifica RepTrak Italia 2016. Una fotografia delle 50 aziende che godono della più alta reputazione presso il consumatore italiano. Rispetto al 2015 la reputazione delle aziende è in leggera crescita: in dodici mesi le società in Italia hanno guadagnato circa 3 punti, passando da uno score di 66,9 di RepTrak a un punteggio di 69,6. I segnali di ripresa del Paese sembrano andare di pari passo con la fiducia che gli italiani danno alle aziende.

Il ranking viene realizzato attraverso il metodo di analisi RepTrak® che consente di scomporre la reputazione analizzando la percezione che il consumatore ha di una azienda valutandola secondo sette diversi parametri. Per ottenere la fiducia del pubblico è indispensabile infatti, tenere in considerazione tutte le seguenti aree: prodotti e servizi, grado di innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance.

Le prime aziende per reputazione in Italia

Ferrero si conferma per il secondo anno consecutivo l’azienda con la più alta reputazione (score 85,8), seguita da BMW (82,0) e Pirelli (81,5) che fa un salto importante vista la 15esima posizione occupata nel 2015.

1.         Ferrero

2.         BMW

3.         Pirelli

4.         Michelin

5.         Ikea

6.         Giorgio Armani Group

7.         Barilla

8.         Luxottica

9.         Delonghi

10.       Brembo

Per vincere nella reputation economy occorre conoscere le attese del consumatore e dare risposte precise e coerenti. Le aziende che occupano i primi posti hanno saputo dare risposte concrete sulle dimensioni più importanti per il pubblico di riferimento ossia, qualità del prodotto offerto, la trasparenza e l’eticità nel modo di operare e responsabilità sociale. Tre fattori su cui il consumatore italiano ripone le maggiori aspettative e che insieme pesano per il 47,1% nella formazione del giudizio sulla reputazione.

Le migliori

Poste Italiane guadagna nel 2016 ben 9,6 punti, rientrando così in classifica (42esimo posto) dopo l’assenza del 2015 e del 2014. Un salto importante anche per Mediaset che passa dalla 33esima posizione del 2015 alla 20esima (score 72,4). Aver ottenuto i diritti per la Champions League ha evidentemente portato i suoi frutti, anche se il suo miglioramento è da attribuire all’alto punteggio ottenuto nell’area governance con i consumatori che l’hanno premiata per l’eticità, la trasparenza e la correttezza nel suo modo di operare.

Quello che hanno in comune i migliori in classifica è aver compreso quali sono le attese del consumatore e di averle tradotte in azioni concrete. Nel dettaglio, nel 2016 le attese erano principalmente nell’ambito del prodotto (17,9%), della trasparenza ed eticità (15,1%) e nella CSR (14,1%).

 La reputazione è una leva intangibile che impatta significativamente il business al crescere dello score reputazionale, corrisponde una propensione esponenziale del consumatore a scegliere. In Italia nel 2016, una crescita di 5 punti di reputazione si traduce in un +7% di raccomandazione del prodotto.

 Azienda o prodotto?

Oggi sul mercato si compete sia con il prodotto offerto sia con l’azienda che sta dietro. Anzi quest’ultima se sostiene il prodotto con la sua credibilità, autorevolezza e posizionamento distintivo crea un’esperienza sul consumatore, difficilmente replicabile da altri.  Secondo le misurazioni di Reputation Institute, infatti, se il prodotto pesa per il 39% nelle motivazioni d’acquisto, gli aspetti corporate occupano oltre il 61%. Per il consumatore infatti, “chi sei” conta più di quello che “vendi”.

 

 


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Amazon, Hallmark e Samsung sono le aziende con la migliore reputazione in US.

La classifica US RepTrak 100 appena resa pubblica, stila una lista di nomi quasi tutta nordamericana. L’indagine condotta nel primo trimestre 2016, dimostra come il consumatore statunitense premi soprattutto le aziende domestiche. 7 delle aziende che si trovano nella top 10 sono infatti americane, ad eccezione di quelle tecnologiche come Sony e Samsung. La tecnologia – se ben fatta – viene premiata pur essendo prodotta altrove.

Il Made in Italy fa breccia nelle scelte degli americani. Nella top 100 troviamo anche tre aziende nostrane: Ferrero, che si guadagna il 40esimo posto, Giorgio Armani al 78esimo e Prada al penultimo posto.

Per maggiori approfondimenti sono disponibili per il download i materiali.


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Ecco le 100 aziende con la migliore reputazione nel mondo nel 2016

Rolex, Disney e Google sono secondo il Global RepTrak 100 2016 le aziende che godono della migliore reputazione, con un ranking che supera i 78 punti su 100. L’Italia viene rappresentata da Ferrero al 18esimo posto nella classifica globale, nonché primo brand del settore alimentare, Giorgio Armani Group al 32esimo con 73,2 punti e Pirelli al 40esimo con 72,3 punti, a dimostrazione del fatto che gli italiani sanno conquistare il grande pubblico anche fuori dalle mura domestiche.

Lo scandalo dei motori diesel affonda Volkswagen, che crolla dal quattordicesimo posto del 2015 al 123esimo, con un effetto domino che impatta anche Bmw: nel 2015 era prima, mentre oggi è quarta. Stesso ragionamento anche per Daimler che, dalla terza posizione passa alla quinta.

La classifica non rispecchia solo il legame emozionale del consumatore a un certo brand, il cosiddetto giudizio di pancia, ma rappresenta i risultati di un’analisi di diversi fattori. Il prodotto o servizio offerto rimangono tuttora una dimensione importante da valutare, ma non più sufficiente al punto da pesare meno nella decisione di acquisto o raccomandazione: il consumatore di oggi valuta attentamente anche il grado di innovazione, l’ambiente lavorativo, la governance, responsabilità sociale, leadership e performance dell’azienda in questione.

Per maggiori approfondimenti sono disponibili per il download i materiali.


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Reputation Days 2016

 

Nella cornice del Boscolo Hotel di Milano, oltre un centinaio di manager si è interrogato sui temi della corporate reputation, delle opportunità e delle aree di rischio a essa connesse.

Partendo da una riflessione sul dieselgate e concludendo con un focus sul grado di maturità nella gestione della reputazione presso le aziende, il dibattito si è scaldato grazie ai contributi di Sergio Solero, CEO di BMW Italia, Federico Ciccone, chief marketing and customer experience officer di Fastweb, Maurizio De Cicco, CEO di Roche, Luca Virginio, chief communication and external relations officer di Barilla Group e Pierdonato Vercellone, director of communication di Sisal Group.

Il dieselgate

Abbiamo misurato l’andamento della reputazione di Volkswagen in sei mercati – Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna – nel periodo pre e post crisi, registrando l’impatto reputazionale e le sue ricadute sul business.

A gennaio 2015 l’azienda godeva di un punteggio reputazionale pari a 76,9 (su una scala da 0 a 100), mentre a distanza di un anno superava di poco i 57,4. Inoltre, la crisi reputazionale di Volkswagen ha coinvolto direttamente i principali indicatori economico -finanziari dell’azienda:

  • La reputazione Volkswagen presso il grande pubblico è deteriorata in modo importante andando a impattare la bottomline previsionale – EBITDA e utili – indebolita da maggiori costi operativi e dal peso delle sanzioni, e non la topline, i ricavi, sostenuta dalle politiche commerciali.
  • L’analisi dimostra come VW sia passata da azienda “premium” per gli analisti, a un posizionamento da “global product”, impattando sulla capitalizzazione di mercato.

L’Italia e la gestione della reputazione

In Italia la gestione del rischio reputazionale è un processo aziendale che deve essere ancora compiuto, tanto che il 41% dei reputation leader dichiara che nei prossimi mesi una delle principali sfide sarà quella di implementare un processo strutturato per gestire la reputazione in modo integrato e che non c’è ancora un’ownership chiara nelle aziende su dove deve risiedere la responsabilità dei rischi reputazionali. La maggior parte delle aziende dicono il CCO (84%), segue l’ufficio del CEO e la direzione rischi (53%).

Tema centrale è poi la comprensione da parte dei consumatori. Il 57% di questi, infatti, non sa giudicare l’operato delle aziende in ambito CSR, ma più in generale la comprensione e la conoscenza delle sette dimensioni corporate (prodotto/servizio, innovazione, workplace, governance, citizenship, leadership e performance) sono ancora molto limitate.

Per approfondimenti su questi temi sono disponibili per il download i materiali della giornata: http://bit.ly/1MChGb3.