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Reputation Days 2016

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Nella cornice del Boscolo Hotel di Milano, oltre un centinaio di manager si è interrogato sui temi della corporate reputation, delle opportunità e delle aree di rischio a essa connesse.

Partendo da una riflessione sul dieselgate e concludendo con un focus sul grado di maturità nella gestione della reputazione presso le aziende, il dibattito si è scaldato grazie ai contributi di Sergio Solero, CEO di BMW Italia, Federico Ciccone, chief marketing and customer experience officer di Fastweb, Maurizio De Cicco, CEO di Roche, Luca Virginio, chief communication and external relations officer di Barilla Group e Pierdonato Vercellone, director of communication di Sisal Group.

Il dieselgate

Abbiamo misurato l’andamento della reputazione di Volkswagen in sei mercati – Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna – nel periodo pre e post crisi, registrando l’impatto reputazionale e le sue ricadute sul business.

A gennaio 2015 l’azienda godeva di un punteggio reputazionale pari a 76,9 (su una scala da 0 a 100), mentre a distanza di un anno superava di poco i 57,4. Inoltre, la crisi reputazionale di Volkswagen ha coinvolto direttamente i principali indicatori economico -finanziari dell’azienda:

  • La reputazione Volkswagen presso il grande pubblico è deteriorata in modo importante andando a impattare la bottomline previsionale – EBITDA e utili – indebolita da maggiori costi operativi e dal peso delle sanzioni, e non la topline, i ricavi, sostenuta dalle politiche commerciali.
  • L’analisi dimostra come VW sia passata da azienda “premium” per gli analisti, a un posizionamento da “global product”, impattando sulla capitalizzazione di mercato.

L’Italia e la gestione della reputazione

In Italia la gestione del rischio reputazionale è un processo aziendale che deve essere ancora compiuto, tanto che il 41% dei reputation leader dichiara che nei prossimi mesi una delle principali sfide sarà quella di implementare un processo strutturato per gestire la reputazione in modo integrato e che non c’è ancora un’ownership chiara nelle aziende su dove deve risiedere la responsabilità dei rischi reputazionali. La maggior parte delle aziende dicono il CCO (84%), segue l’ufficio del CEO e la direzione rischi (53%).

Tema centrale è poi la comprensione da parte dei consumatori. Il 57% di questi, infatti, non sa giudicare l’operato delle aziende in ambito CSR, ma più in generale la comprensione e la conoscenza delle sette dimensioni corporate (prodotto/servizio, innovazione, workplace, governance, citizenship, leadership e performance) sono ancora molto limitate.

Per approfondimenti su questi temi sono disponibili per il download i materiali della giornata: http://bit.ly/1MChGb3.

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